Ogni opera nasce da uno sguardo, da una ferita, da un gesto di cura.
Questa pagina raccoglie le opere esposte nell’ambito della Call for Artist, un progetto collettivo che intreccia arte, ascolto e responsabilità.
Le opere sono ospitate nella Casa di Candriai, dove abitano gli spazi del quotidiano e impreziosiscono ogni stanza, rendendola viva, accogliente, attraversata da senso.
Illustrazioni, parole e immagini diventano strumenti per raccontare storie spesso invisibili, ma profondamente reali.
Non sono opere pensate per un luogo neutro: dialogano con le pareti, con la luce, con i silenzi della casa.
Le opere qui raccolte non sono solo da guardare: sono da attraversare.
Ognuna porta con sé una voce, un frammento di esperienza, un modo personale di stare nel mondo.
Grazie a chi ha scelto di esserci, di esporsi, di donare il proprio sguardo.
Alessandro Rossi
Cosa rappresenta la montagna?
Rifugio, cura, tempo lento.
Per me, la montagna rappresenta soprattutto l’ultimo spazio di libertà incondizionata:
un luogo che appartiene a tutti e a nessuno, dove il diritto di esistere non si paga all’ingresso.
La mia opera nasce come risposta critica all’attuale tendenza di trasformare valli e vette in
prodotti di consumo esclusivi, regolati da ticket e accessi a pagamento.
L’illustrazione mostra una montagna che, mentre viene “prezzata” da un codice a barre,
perde la sua texture, il suo colore e la sua vita, trasformandosi in una
scheletrica e desolante griglia digitale.
Ho voluto portare questo messaggio alla Casa di Candriai perché questo luogo è simbolo di
Turismo Sociale e accoglienza.
Se la montagna cura e salva, deve poterlo fare per tutti, indipendentemente dal ceto.
La bellezza non deve avere un codice a barre.
Questa opera vuole essere un promemoria:
la natura è un diritto inalienabile, non una merce.
Andrea Pialorsi
Da sempre appassionato di fotografia, inizialmente a livello amatoriale seguivo il mondo
dello skateboarding.
Da circa quattro anni, questa passione è diventata la mia professione.
Principalmente mi occupo di ciclismo e brand outdoor.
Amo la montagna, la neve e le escursioni.
Da qualche tempo mi sono trasferito a vivere a Gaver, luogo legato ai miei
primi ricordi di montagna, vissuti insieme ai miei genitori.
Anna Dietzel
Anna Dietzel (1996) vive e lavora a Verona come illustratrice.
Lavora principalmente nell’ambito delle autoproduzioni.
Nel 2024 ha vinto il Premio Boscarato – Artista Esordiente con le opere
“Necrofora” e “Qui io non conto”.
Spiegazione dell’opera
L’opera, intitolata “Axolotl”, nasce originariamente come regalo per
Studio Foreste, uno studio di illustratrici di Venezia dove si tengono
laboratori e incontri dedicati all’arte e all’illustrazione.
Il disegno vuole rappresentare chiunque sia foresto e
in cerca di una casa.
Arianna Lacroce
Questi due quadri sono ispirati a quei paesaggi.
In particolare, il secondo raffigura la Grignetta con il suo
iconico bivacco.
Ho intitolato l’opera “Promesse ad alta quota”, perché è proprio lì che
mio marito mi ha chiesto di sposarlo.
Centro Diurno L’Ancora
Ci presentiamo: siamo la Cooperativa Sociale Solidarietà di
Vigasio (Verona) e ci occupiamo principalmente di persone con disabilità
sul territorio e nelle zone limitrofe.
All’interno della nostra struttura svolgiamo diversi
laboratori occupazionali, in cui gli utenti possono sperimentare le
proprie capacità e apprendere nuove abilità.
In particolare, l’elaborato qui presentato proviene dal
Laboratorio di Carta Riciclata.
In questo spazio le persone si occupano di spezzare la carta che altrimenti
verrebbe buttata (vecchi documenti, fotocopie errate, ecc.), miscelandola con
sostanze, colori e colle.
Attraverso l’utilizzo di telai e presse nasce così un nuovo foglio:
una carta artigianale, perfettamente adatta per partecipazioni e biglietti
destinati a diverse occasioni.
Ogni “operaio della carta” ha un ruolo, anche se piccolo, ma
fondamentale per il funzionamento dell’intera catena produttiva.
In questo modo, le persone che partecipano si sentono importanti e possono
svolgere il proprio “lavoro”, ciascuno con le proprie possibilità.
Con questo elaborato desideriamo portare la voce dei nostri laboratori
verso le montagne: luoghi che, come le persone che li abitano e li
attraversano, rivelano la loro forza nella
stratificazione di fragilità e bellezza.
Proprio come le montagne nascono da pressioni, sovrapposizioni e tempo,
così anche il nostro manufatto prende forma da
gesti pazienti e condivisi, diventando simbolo di
un’inclusione che cresce solida e silenziosa.
Daniele Garbarino
Nato nel 1992, Daniele Garbarino è raro che non abbia con sé
una macchina fotografica.
Dall’adolescenza in poi, tra digitale e analogico, è rimasto
costantemente affamato della caccia alle immagini come mezzo
espressivo della propria realtà e delle esperienze vissute.
Panorama Aereo
Fotografia analogica.
Le taglienti montagne svizzere viste dall’opaco finestrino di un aereo,
in una bella giornata di fine settembre.
Rovatinsky
Rovatinsky è uno street artist bresciano che realizza
mosaici pixel a cielo aperto, ispirati all’estetica dei
videogiochi e all’arte urbana europea.
Attivo dal 2018, porta colore negli spazi pubblici con l’obiettivo di
regalare un sorriso lungo la strada, trasformando muri e angoli urbani in
piccole gallerie all’aperto.
Le sue opere, presenti in diverse città italiane ed europee, sono realizzate principalmente in
grès porcellanato e vetro, materiali scelti per
resistere nel tempo e alle condizioni atmosferiche.
L’angioletto
Tra i suoi lavori c’è anche l’angioletto, donato dall’artista come gesto di
cura e attenzione. Un’opera che è un
simbolo del Nido, portando un messaggio di protezione e leggerezza tra le mura della casa.
Elisa Bianchi Testoni
Nata in provincia di Mantova nel 1986, si avvicina alla fotografia nel
2013.
Il suo lavoro è orientato al racconto fotografico, con uno sguardo attento
alle realtà silenziose e marginali.
Nel 2017 avvia il progetto benefico Non c’è limite al limite.
Dal 2019 fa parte del collettivo fotografico
Order#10362, con cui nel 2022 presenta il progetto
#3016, esposto in diversi contesti nazionali e premiato con una
menzione speciale.
Nel 2022 espone a Mantova il progetto
[DIS]LOCATI, dedicato ai territori del Po in via di
spopolamento.
Nel 2025 cura la mostra My Star Wars Family di
Annalisa Brambilla.
In questa occasione presenta la sua visione delle montagne.
Elisa Marconi
«Va tutto bene, ma le montagne mi danno di più.
Va tutto male, ma le montagne mi salvano.»
Leggendo questa frase ho immaginato di camminare verso le
montagne per avvolgermi nel loro abbraccio.
In questo sogno ho sentito che tutta la mia malinconia si è fusa con la
natura, e che il mio vuoto è stato riempito
dall’immensità e dalla ricchezza della montagna.
Ho lasciato che le cime mi guidassero verso una
riscoperta della mia forza interiore.
Giacomo Trivellini
Giacomo Trivellini (nato a Mantova, vive e lavora a
Verona) è un artista visivo che si muove tra
teatro, illustrazione e animazione.
Dopo gli studi all’ISIA di Urbino, arricchisce il suo stile
collaborando stabilmente con realtà teatrali come la
compagnia Carrozzeria Orfeo e con le performance de
Le Canaglie.
Il suo universo creativo è una fusione esplosiva di tecniche
analogiche e digitali, popolato da
personaggi e creature fuori dall’ordinario.
Qui presenta “Il Tuppidù”.
Jessica Tommasoni
Artista autodidatta, classe 1993.
Attraverso le mie opere desidero trasmettere un
vortice di emozioni, dipingendo
paure, dolore e gioie personali.
Ogni pennellata racconta una storia, con il desiderio di suscitare
una connessione profonda con sentimenti universali.
In ogni tratto si crea un dialogo silenzioso che va oltre il colore,
penetrando nel cuore delle esperienze umane.
“Fin sopra le nuvole”
Quest’opera è nata subito dopo una
escursione in montagna particolarmente impegnativa,
che inizialmente avevo paura di affrontare.
La colomba rappresenta la voglia di volare, mentre il
volto colmo di gratitudine tra le montagne racconta
l’estasi provata una volta raggiunta la cima.
Luca Marsiletti
Ciao, mi chiamo Luca Marsiletti, ho 22 anni e vivo a
Goito (Mantova).
Mi occupo di progettazione grafica a 360°, con particolare attenzione
alle attività di branding, corporate e packaging.
Sono anche fotografo e-commerce e ho lavorato su una vasta gamma di
prodotti; in particolare, nel settore della moda di lusso, ho ritratto
praticamente ogni tipologia di capo in commercio.
But the mountains
“Echi di quota”
Illustrazione vettoriale che cattura la quiete maestosa delle altitudini.
Al centro domina una montagna stilizzata, dalle linee essenziali ma imponenti,
simbolo di forza, stabilità e silenzio antico.
Accanto alla vetta, un gruppo di uccelli in volo rappresenta la libertà
e il richiamo della natura selvaggia: eco in movimento che collegano
l’immobilità della montagna con l’infinito del cielo.
“Linee d’altitudine”
Questa illustrazione vettoriale reinterpreta il paesaggio montano attraverso
una palette cromatica non convenzionale, trasformando la natura in una
dimensione onirica e inquietante.
Le forme restano riconoscibili, ma i colori alterano la percezione,
trasportando l’osservatore in una visione emotiva e interpretativa,
dove la montagna diventa tenebrosa e sconosciuta, parlando il linguaggio
dell’immaginazione.
“Vette, vertici”
Illustrazione vettoriale che esplora il mondo montano attraverso un
linguaggio geometrico.
Cime, rifugi e alberi vengono scomposti in forme essenziali e ricomposti
come oggetti distinti, fatti di triangoli, poligoni e linee nette.
La montagna, solitamente caotica e irregolare, viene reinterpretata come un
mosaico di forme in equilibrio, dove ordine e natura dialogano in un
universo visivo controllato.
Monica Taglietti
Monica Taglietti, per molti Gin, nasce a Brescia nel
1998.
Dopo il diploma in studi alberghieri, la sua fedele compagna resta
sempre la macchina fotografica: la prima, una vecchia
Kodak analogica, la accompagna fin dalle scuole elementari.
Durante gli anni delle superiori lavora come fotografa in diverse
discoteche locali. Abbandonato il caos notturno, il suo sguardo si avvicina
all’imprevedibilità della strada e a chi la vive:
skateboarding e le subculture che vi gravitano attorno
(street art, musica, ecc.).
Da quattro anni collabora come fotoreporter con l’Associazione
True Quality, impegnata nella riqualificazione della città di Brescia
attraverso interventi di Arte Urbana e Street Art.
Lavora inoltre come fotografa freelance per aziende, e-commerce ed
eventi privati.
Il tempo libero lo dedica all’allontanamento dalla città, fotografando
durante arrampicate ed escursionismo ad alta quota.
Le sue immagini, digitali e analogiche, spesso monocromatiche, si
muovono in equilibrio tra subculture urbane e
silenziose altitudini naturali.
Opere esposte
1. “Crozzon di Brenta” (2022)
2. “Corde (Texture)” (2025)
Spiegazione delle opere
La montagna è il mio rifugio, la mia insegnante, ma anche la mia
lente.
Attraverso la fotografia cerco di restituire non solo ciò che vedo, ma
ciò che sento: documento un’emozione oltre che uno scorcio.
Scatto in digitale e analogico, spesso in monocromia,
cercando un linguaggio essenziale che metta al centro la relazione tra
spazio, luce e cruda realtà.
Cerco equilibrio tra pieni e vuoti, bianchi e neri, tra la
vastità dell’ambiente e frammenti che, come tasselli di un puzzle,
compongono un territorio, ma che singolarmente possono raccontare
una storia diversa per ogni osservatore.
Nicola Bacchetti
Sono Nicola Bacchetti, alias Holasoybacca, tattoo artist.
Il progetto è un gioco tra realtà digitale e
sketch preparatorio: un dragone di montagna della tipologia
Viverna si presenta a chi osserva, incarnando
lo spirito della montagna.
Il soggetto emerge su un background 8bit, tipico delle illustrazioni
dark fantasy degli anni ’90, creando un dialogo tra immaginario
videoludico e disegno tradizionale.
Come nelle dimensioni digitali di gioco, compare un
banner di avviso che segnala l’imminente incontro:
un modo giocoso per prendere atto di trovarsi davanti
allo spirito della montagna.
Rosamaria Montalbano
Rosamaria Montalbano è una visual artist di 36 anni.
Lavora con video, fotografia e pratiche visive legate alla
sperimentazione.
Da anni porta avanti una ricerca sul non visibile, osservando ciò che si
nasconde nelle piccole forme, nelle materie minime e nei
passaggi sottili della realtà.
La interessano le trasformazioni, le percezioni che sfuggono e tutto ciò
che può diventare immagine attraverso un processo di
ascolto e attenzione.
In questo progetto propone il disegno come linguaggio più diretto:
un tratto essenziale e immediato che le permette di arrivare
alla forma senza filtri, lasciando che gesto e
intuizione guidino il processo creativo.
1. Ammonite fossile
Il disegno nasce dalla forma dell’ammonite e dal suo
ritmo spiralato.
Tratti semplici e tinte piatte lasciano che il
gesto notturno guidi la sintesi, trasformando la memoria della
materia in un segno essenziale, come un respiro antico riletto al presente.
2. Corteccia
L’osservazione ravvicinata dei rilievi della corteccia si traduce in
linee pulite e campiture nette.
Il gesto immediato semplifica la complessità del legno, cercando una forma
sincera: un dettaglio naturale che diventa
ritmo grafico, silenzioso e diretto.
3. Felce di montagna
La felce diventa una trama di forme sottili e ordinate, resa attraverso
tratti sintetici e campiture morbide.
Il colore essenziale suggerisce un clima onirico, dove la delicatezza
della pianta appare sospesa.
L’interesse è rivolto al respiro del movimento, trasformato in un
gesto semplice e chiaro.

